Viaggio ai tempi del covid – 2

Seconda puntata del mio racconto, se avete perso la prima ovvio conviene che vi leggete prima quella precedente, sempre sul mio blog, che trovate clikkando qua:

2 – L’INCENDIO

Dunque quella mattina mi sono svegliato all’improvviso sentendo un acre odore di fumo; era ancora buio e mi sono catapultato fuori dal letto per capire cosa stesse accadendo. In casa nulla, l’odore di bruciato veniva da fuori della finestra, la stessa sotto la quale poche ore prima si era consumato un lungo litigio giovanile fra una lei lacrimante e un po’ brilla che aveva urlato tutto il suo orgoglio ferito e un lui stranamente poco rumoroso, forse conscio di averla fatta grossa. Talmente silenzioso che ho pensato che la ragazza stesse sbraitando al telefono, ma no erano proprio sotto casa.

Ma che stavo dicendo ? Ah si, dell’incendio.

Oddio incendio ora… in realtà anche se proprio in quel momento ha iniziato a rischiarare io non vedevo nessun filo di fumo. E mica potevo lanciare un allarme!

Allora sono uscito per vedere cosa stesse accadendo e mi sono spinto fin su la collina che domina il paese, da dove di giorno si ammira una vista strepitosa che arriva fino al mare, digradando di collina in collina. E niente, neanche una colonnina di fumo. A quel punto, beh ero un po’ imbarazzato. Allora ho pensato di dare un senso a questa levataccia inutile e ho atteso l’alba per fare il saluto al sole.

Vedete che così non è poetico per nulla? E neanche troppo interessante, diciamocelo. Io resto dell’idea che non valesse la pena raccontarvi il tutto, che brutta figura!

Come dite? Qualcuno vi ha spifferato dello splendido posto dove stavo e volete qualche dettaglio in più? Lei invece… ah beh ma mica è importante che la collina non è poi tanto bella perché per arrivarci hanno costruito tre scalinate una più brutta dell’altra! O che la cisterna un tempo in pietra è oggi un parallelepipedo di cemento armato che dire brutto è fargli un complimento. Il paese dove stavo è davvero carino, un’oasi di pace, immagino anche troppo per chi ci vive, adagiato ai piedi di montagne imponenti ma circondato da dolci declivi, nascosto dalla vista di chi sfreccia nelle valli. Certo, i lavori sulla collinetta stonano rispetto al resto, vi do ragione. Ma, come ve lo devo dire? Dopo questa pandemia abbiamo bisogno di un po’ di poesia, lasciatevi suggestionare.

Comunque, direi che faccio un bel respiro diaframmatico e un salto indietro, così vi racconto cosa è successo dopo il lockdown e capite che ci facevo qua.

E anche cosa è successo dopo questa strana mattinata, a parte il saluto al sole e l’incendio che non c’è mai stato, se non nelle mie narici.

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