Viaggio ai tempi del covid – 3

Terza puntata del mio ultimo lavoro narrativo, pura fantasia immersa nella contemporaneità. Le puntate precedenti le trovate sul blog.

CAMBIARE ARIA

Qualche mese fa il dottore mi ha detto che sono seriamente a rischio ictus, imposto un’ora di passeggiata al giorno, niente fumo e alcool, una dieta molto attenta e pure quelle maledette pillole che lui lo sa che io non amo prenderle e io lo so che dovrò inghiottirle finché non tirerò le cuoia.

Ci ho provato e stavo ottenendo anche dei buoni risultati cioè, quella sensazione del coccolone in arrivo si era un po diradata. Ma col lockdown … eh…

Che poi non è che mi vergogni di come ho affrontato uno schifo la clausura anticovid. in fondo quanti di noi sono andati abbastanza in fissa durante il lockdown? Mica sarò stato l’unico a soffrire di insonnia? magari come tutti I solitari me la sono vista un po’ peggio degli altri che copulavano ma certo meglio di tutte quelle donne maltrattate dentro le pareti domestiche a riparo da occhi indiscreti.

Sì lo so, non è stata solo insonnia… quanta invidia ho provato per chi faceva il pane in casa, cucinava fantastiche ricette, puliva continuamente, stirava o faceva lavori domestici quotidiani o anche extra. Per non parlare di chi ha scritto, disegnato addirittura realizzato nuove produzioni artistiche… invidia positiva, della serie: ah come lo avrei voluto fare anche io.

Io invece ho annegato l’attesa della ripresa alla normalità guardando il panorama dalla finestra e bevendo Rum. E basta. Sì sì buono. Invecchiato 12 anni, ottima marca, cubano.

Era meglio fermarsi al saluto al sole, sentite a me. Non è una storia edificante… non so come farvelo capire… però voglio dirlo forte: pure io avevo tante idee e ottime intenzioni, ci ho anche provato, ma i buoni propositi sono durati una settimana.

Forse meno.

Ma perché mi sono messo a parlare del lockdown? Ah sì certo, beh insomma per dirla in breve quando la clausura obbligatoria è finita stavo abbastanza a pezzi, e dopo un po’ il caldo ha iniziato a farsi sentire. Ma poiché in città non me la sentivo di riprendere le abitudini sociali di un tempo, ho capito che forse era meglio se cambiavo aria per un po’.

Ma la pigrizia rischiava di prendere il sopravvento.

L’occasione si è presentata per puro caso, quando al bar sotto casa ho incontrato 3 amici del rione e ci siamo resi conto che avevamo un’unica certezza: occorreva partire, in teoria.

Ma non era pericoloso?

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