Viaggio ai tempi del covid – 15

15 – CALMA APPARENTE

La stanchezza accumulata dalla passeggiata fa sì che a pranzo ce la prendiamo molto comoda, tanto che aspettano solo noi per chiudere, nel frattempo si sono messi a mangiare.

Satolli e deliziati dalle vivande, annaffiate da un buon vinello. e per chiudere dolci e liquorino, non ci facciamo mancare nulla dopo mesi di bevute in solitaria ci sta bene. Al colesterolo ci penseremo poi.

Quando finalmente ci decidiamo a sloggiare, ci organizziamo: Paolo resta al ristorante per aspettare che la ragazza termini di mettere a posto il locale, ci ha detto che le basta una mezz’ora. Poi insieme andremo al paese affianco. Uccio se ne andrà a riposare perché ha le gambe a pezzi mentre Lino andrà al municipio, poco distante, per chiedere informazioni sui proprietari dei fondi adiacenti al suo.

Io e Uccio lo accompagniamo tanto è di strada e ci fermiamo nel giardino prospiciente ad ammirare alcune opere di arte contemporanea di un famoso scultore originario del posto.

– Vi piacciono?, chiede una signora di passaggio.

– Molto intense, risponde Uccio estasiato.

– Sono particolari certo, il bello dell’arte contemporanea è che ognuno può dargli il significato che meglio crede, chiosa Lino congedandosi.

A me niente, quando penso all’arte contemporanea mi viene in mente la gag di Luciano de Crescenzo sul cesso scardato nel museo. Oh mica siamo tutti capaci di comprendere l’arte! Ma sono contento quando gli enti investono o accolgono opere negli spazi pubblici.

Ci raggiungono Paolo e la ragazza del ristorante, che come promesso ci accompagna al paese a fianco. Preleviamo al bancomat e parliamo anche con il meccanico, che dopo essersi fatto spiegare i sintomi ci dice che arriverà nel tardo pomeriggio a dare un’occhiata. Speriamo che non sia niente di grave.

Al rientro mi avvio verso casa, ma noto che qualcuno mi osserva da dietro una finestra socchiusa.

Mi guardo attorno, il silenzio in questi vicoli è assordante, se non stai sereno.

Sull’uscio trovo una busta appesa contenente non so cosa.

Chiamo subito gli altri per sapere se anche loro hanno trovato qualcosa, non sono una persona sospettosa, ma da quando ci hanno raccontato di don Tonino le mie già precarie condizioni psichiche hanno ripreso a cedere.

Lino e Uccio mi raggiungono da lì a pochi minuti, Paolo invece è sparito, il suo cellulare risulta irraggiungibile. Speriamo che stia bene.

Dopo aver fatto diverse congetture, tutte critiche, proviamo a vedere cosa contiene.

Con nostra grande meraviglia, sono una serie di cibarie.

Sollevati e felici, entriamo in casa e analizziamo il contenuto. Qualcuno, probabilmente la proprietaria di casa, ha deciso di farmi un dono. C’è un po’ di tutto, e sono tutti prodotti della terra cucinati a puntino.

Degusteremo in serata, nel frattempo Lino ci aggiorna sulle ricerche fatte in Comune. Ha chiesto informazioni anche su don Tonino ma sono stati evasivi.

Staremo a vedere.

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