Sul turismo esperienziale: vero o falso?

Su Vanity fair è uscita un’interessante intervista a Andrea Cerrato, destination manager che biasima la deriva che sta prendendo il turismo esperienziale e ragiona su alcuni aspetti del fenomeno. Considerazioni molto interessanti che vi invito a leggere, cui aggiungo alcune mie riflessioni sul tema.

Processo inevitabile

Non è un caso che si parla di industria turistica. Qualsiasi buona prassi che funziona viene copiata, replicata, esportata,  standardizzata. Chi dava consigli originali agli amici viaggiatori poi ha fondato case editrici di guide cartacee; thomas cook partì con l’organizzare viaggi a sfondo sociale (per combattere l’alcolismo) e poi ha fondato un tour operator; e via dicendo.

Ovvio come sempre c’è spazio per l’artigianato, ma evitare tutto il resto è a mio avviso impossibile.

Tutto è vero e falso al contempo

Come ripeto sempre durante i miei corsi sul turismo esperienziale, distinguere fra ciò che è “vero” (originale, spontaneo) e ciò che è “falso” (fatto ad hoc per i turisti) è un esercizio vano. Perché tutto è vero e falso al contempo, o meglio: i protagonisti che un tempo facevano qualcosa in modo autentico, capiscono loro stessi dopo un po’ che replicare il tutto ad arte può portare loro benefici (non per forza economici, anche solo di gratitudine, applauso…). Ma sono sempre loro, dunque veri, che nel tempo si trasformano in attori, dunque falsi. Inutile pretendere lo spontaneismo come frontiera contro la replica fatta ad arte, qualsiasi fenomeno un tempo genuino sarà trasformato da qualcuno in una replica.

Insomma

Sarebbe tutto più semplice se fare turismo significasse andare alla ricerca del falso (d’autore), anche in chiave di sostenibilità. Basta pensare alla riproduzione fatta a Lascaux della grotta con i dipinti preistorici per farle vedere ai turisti, evitando che qualcuno vada nella grotta vera e propria, come si faceva decenni addietro.  

Ma finché si parte con l’idea di trovare qualcosa di “originale” scansando i “falsi”, creando un’artificiosa dicotomia, sarà difficile far passare l’idea che viaggiare non è andare in cerca di esperienze originali ma di esperienze create per noi viaggiatori, e non c’è niente di male in questo anche se è un po’’ meno poetico.

Detto ciò leggetevi l’intervista che ci sono tanti spunti interessanti .

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