Una ricerca ripresa anche dal sito del sole24ore ci parla dei turisti odierni in montagna. Di come siano cambiati e delle difficoltà dei gestori a conciliare un’offerta nata spartana con richieste di servizi che in alta montagna si fa fatica a offrire. Oltre al fatto che sono sempre meno rispettosi della natura circostante. Mi tornano in mente le parole di Piovene.
Il rapporto annuale dell’ISTAT sulla situazione del Paese ci restituisce alcuni macrodati significativi anche dell’impatto del turismo sull’ambiente. Un aspetto importante cui l’ISTAT dedica particolare attenzione da alcuni anni grazie all’elaborazione dei “Conti integrati economici e ambientali del turismo”. Diamo un’occhiata.
Come vanno spesi i soldi dell’imposta di soggiorno? Solo per questioni turistiche? La questione è quanto mai attuale un po’ ovunque, se ne discute in maniera animata in ogni conclave. Io credo che ci siano tante possibili interpretazioni, che è bene discuterne e che è importante che vengano almeno esplicitate le voci di spesa.
Quando voglio provare a far capire cos’è il turismo facendo dei paragoni con fenomeni analoghi, non trovo esempi positivi. Masse di persone che si spostano in una destinazione per poi far ritorno a casa riportano alla mente gli esodi temporanei o lo spostamento di truppe per invasioni militari. Niente di gradevole. Come presentarlo in modo maggormente equilibrato?
Siete mai impazziti a cercare parcheggio quando vi recate da qualche parte la domenica in una meta affollata tipo a mare? La questione degli stalli specie in estate è davvero problematica, sulle coste come in montagna, nelle zone prede degli escursionisti della domenica. E se iniziassimo a modificare l’approccio?
Negli ultimi anni mi capita sovente di lavorare in un Comune attraversato da una gravina, il che significa che da queste parti c’è voglia di fare un buon turismo, sostenibile. Sono stato chiamato sia come formatore che come studioso, lungo la rotta che da Gravina porta a Grottaglie. Oltre a numerose collaborazioni con Angela Masi con la quale abbiamo dato vita al brand Buonturismo. E speriamo di avere sempre più occcasioni in zona. Cosa faccio? Ecco un rapido resoconto.
Il turismo italiano continua a regalarci, purtroppo, delle telenovele infinite. Da un lato le concessioni balneari, dall’altro le guide turistiche. Va bene che siamo in una democrazia e ognuno può avere la sua idea, ma assistiamo a continui ostruzionismi che frenano lo sviluppo del fenomeno turistico.
Sabato di giugno, 36 gradi, l’ideale per un po’ di mare. Immagino troverò tanta gente. Invece alle ore 11 nel lido dove mi trovo ci sono 30 ombrelloni utilizzati su 100, un 30 % dunque. Una pacchia per chi c’è. Che però, non so a voi, a me pone alcune domande. E spunti. Specie in riferimento al solito problema di contrapposizione fra turisti e residenti di cui si parla tanto.
Mentre in alcune città si organizzano proteste contro i presunti danni provocati dal turismo e la ministra ribalta il concetto sottolineando che in Italia abbiamo il 95% del territorio che ha poco turismo, il TAR boccia diversi provvedimenti. Intanto il Vagabondo è stato eletto nel direttivo dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) nella figura della nostra presidente Angela Masi. Parto con una serie di articoli sul tema.
La prima uscita ufficiale di BuonTurismo (Laterza dal 4 al 6 ottobre nell’ambito del Canyon Balloon Festival), il nostro nuovo brand professionale dedicato alla pianificazione turistica è stata l’occasione per discutere di buone prassi per il turismo nel territorio delle gravine e di cogliere spunti utili per raggiungere nuovi traguardi.
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