Come vanno spesi i soldi dell’imposta di soggiorno? Solo per questioni turistiche? La questione è quanto mai attuale un po’ ovunque, se ne discute in maniera animata in ogni conclave. Io credo che ci siano tante possibili interpretazioni, che è bene discuterne e che è importante che vengano almeno esplicitate le voci di spesa.
Gli introiti derivanti dall’imposta di soggiorno sono significativi nelle principali città turistiche. Al di là delle difficoltà nel farla partire per le ritrosie e paure degli operatori, poi si rivela molto utile per le casse comunali. Le analisi in tal senso sono molto interessanti e meritano una riflessione. Poi parlerò anche dell’uso che se ne fa, in un prossimo articolo.
Mentre in Europa viene approvato un documento sul futuro del turismo dove viene sottolineata l’importanza dei dati per poter capire il fenomeno e intervenire laddove si riscontrano problemi, in Italia e nelle Regioni si continuano a scrivere leggi sul turismo anche prima di aver studiato bene i fenomeni.
Quante avete volte avete sentito o detto che un teritorio merita di essere visitato perché genuino o autentico? E’ un po’ un mantra con cui il marketing turistico cerca di smarcare alcune destinazioni da altre che vengono considerate troppo cambiate rispetto a una non meglio specificabile origine, quasi volgari nel loro vendere servizi, ricette e qualsiasi altro elemento pensati per i turisti e dunque non più autentiche.
Quando voglio provare a far capire cos’è il turismo facendo dei paragoni con fenomeni analoghi, non trovo esempi positivi. Masse di persone che si spostano in una destinazione per poi far ritorno a casa riportano alla mente gli esodi temporanei o lo spostamento di truppe per invasioni militari. Niente di gradevole. Come presentarlo in modo maggormente equilibrato?
Siete mai impazziti a cercare parcheggio quando vi recate da qualche parte la domenica in una meta affollata tipo a mare? La questione degli stalli specie in estate è davvero problematica, sulle coste come in montagna, nelle zone prede degli escursionisti della domenica. E se iniziassimo a modificare l’approccio?
Spesso in Italia e nelle Regioni si pensa a scrivere leggi sul turismo prima di aver studiato bene i fenomeni. D’altronde i vari fondi esistenti sia ministeriali che regionali tutto finanziano tranne che studi e monitoraggi. Eppure in altri settori l’analisi è un prerequisito importante, pensate a strumenti come PUMS (mobilità) e PUG (urbanistico). E allora perché nel turismo questo aspetto è trascurato?
Negli ultimi anni mi capita sovente di lavorare in un Comune attraversato da una gravina, il che significa che da queste parti c’è voglia di fare un buon turismo, sostenibile. Sono stato chiamato sia come formatore che come studioso, lungo la rotta che da Gravina porta a Grottaglie. Oltre a numerose collaborazioni con Angela Masi con la quale abbiamo dato vita al brand Buonturismo. E speriamo di avere sempre più occcasioni in zona. Cosa faccio? Ecco un rapido resoconto.
Negli ultimi mesi ho avuto l’opportunità tramite le collaborazioni con “il Vagabondo” di mettere a punto diversi strumenti di facilitazione, mescolando tecniche ludiche a strumenti più classici, che ho utilizzato in vari ambiti con ottimi feedback da parte dei partecipanti. Oltre a collaborare con gli strumenti proposti da Angela Masi.
Che si stia diffondendo la voglia di leggere dati riferiti al turismo anche tra gli operatori turistici è un fatto positivo. Che poi li si sappia leggere è un’altra storia. Spesso pare che si confondano i dati turistici con un campionato sportivo e si fanno classifiche o si giuge a conclusioni affrettate. Provo a dare qualche altro consiglio.
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