Turismo troppo accessibile?


Una ricerca ripresa anche dal sito del sole24ore ci parla dei turisti odierni in montagna. Di come siano cambiati e delle difficoltà dei gestori a conciliare un’offerta nata spartana con richieste di servizi che in alta montagna si fa fatica a offrire. Oltre al fatto che sono sempre meno rispettosi della natura circostante. Mi tornano in mente le parole di Piovene.

I turisti cambiano

Che i turisti cambiano di epoca in epoca è un dato di fatto. Possono essere migliori o peggiori rispetto alla generazione precedente. Più o meno attenti, si adeguano alla società in cui vivono (es. Più weekend e meno vacanze lunghe, meno capacità di spesa…), seguono la possibilità che progresso e infrastrutture mettono loro a disposizione.

Non c’è niente di nuovo in questo. La loro educazione media segue la cultura predominante dettata da chi produce cultura  (vedi generazione cresciuta col “mito” dell’uso e getta rispetto a quella di prima più parsimoniosa; e poi oggi i “fan” di Greta Thunberg e gli spot antispreco). 

Corsi e ricorsi?

Ecco cosa scriveva Piovene (Viaggio in Italia, 1953): “l’indole dei rifugi alpini si trasforma dopo la guerra. (…) cede il passo al rifugio albergo con camere, letti e bagni. Vi si accede con l’automobile. (…) mutati costumi della borghesia italiana”. E poco più oltre: “Tramonta il villeggiante idilliaco, d’animo ottocentesco, che si fermava a lungo nello stesso luogo. Fiorisce il turismo di massa oppure quello frettoloso, di transito, fatto di grandi comitive che giungono in torpedone e ripartono il giorno dopo”. E chiudeva dicendo che chi si era attrezzato prosperava, gli altri diventavano “come vecchi piroscafi depositati sui monti dal diluvio”. Insomma oltre 70 anni fa il problema era già noto. Cosa si è fatto in tutto questo tempo? Altre infrastrutture viarie, di base.

Le vie d’accesso

La maggiore facilità con cui sempre più spesso si può arrivare in montagna ha come effetto collaterale quello di fare meno selezione, oggi come 70 anni fa. Vale in tutto il mondo. Migliorare le vie d’accesso può far vivere meglio le comunità locali montanare, fa girare economia per un po ‘ma ovvio permette anche a più turisti di arrivare. Dove più turisti significa anche meno selezionati.

Servivano quelle infrastrutture alle comunità locali? Se sì bene (e pazienza che ci sia qualche turista in piu), se invece sono state fatte per attrarre più flussi turistici male. E considerando che le aree interne si spopolano sempre di più ci sarebbe da capire se quelle dove sono migliorate le infrastrutture viarie hanno invertito questa tendenza o i problemi sono altrove.

La mancanza di sacralità

Se c’è un aspetto negativo collegabile al turismo, di cui sono colpevoli a mio avviso in primis gli operatori, è l’incapacità di rendere sacro il territorio in cui operano. Nel senso laico del termine, far passare il messaggio che è un luogo cui si tiene e dunque non è violabile da parte del forestiero. 

Per far venire più gente, chicchessia, si è pensato solo al canto delle sirene. Se ci fosse più amore verso il territorio qualcosa potrebbe cambiare, a iniziare dal marketing territoriale. All estero diverse nazioni o situazioni locali stanno introducendo delle modalità per far capire ai turisti che devono impegnarsi a rispettare il territorio.

Educazione al turista

Mi capita ogni tanto che qualche scuola mi chieda corsi sul turismo sostenibile e mi fa molto piacere quando ciò avviene. Credo che oggi giorno si dovrebbe smettere di pensare al turismo come una cosa che si fa e basta (basta avere qualche soldo) e iniziare a narrarlo come un atto delicato quanto privilegiato, frutto della democratizzazione del fenomeno, che non si può fare con leggerezza.

Riferimenti

https://www.ilsole24ore.com/art/rifugi-l-insostenibile-peso-dell-overtourism-AJNowBN?refresh_ce=1

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2213078026000290

https://www.tiakinewzealand.com

I Comuni turistici

In Italia ogni Regione decide in modo autonomo sulla materia turistica, il che ovviamente ha pro e contro (più contro, a mio avviso). Le differenze normative le troviamo sotto tutti gli aspetti, compresa la modalità con cui un Comune viene definito turistico. Ma cosa significa essere un Comune turistico? La curiosità nasce dopo aver supportato un Comune pugliese a entrare nell’albo regionale.

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Turismo e ambiente

Il rapporto annuale dell’ISTAT sulla situazione del Paese ci restituisce alcuni macrodati significativi anche dell’impatto del turismo sull’ambiente. Un aspetto importante cui l’ISTAT dedica particolare attenzione da alcuni anni grazie all’elaborazione dei “Conti integrati economici e ambientali del turismo”. Diamo un’occhiata.

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Sull’uso dell’imposta di soggiorno

Come vanno spesi i soldi dell’imposta di soggiorno? Solo per questioni turistiche? La questione è quanto mai attuale un po’ ovunque, se ne discute in maniera animata in ogni conclave. Io credo che ci siano tante possibili interpretazioni, che è bene discuterne e che è importante che vengano almeno esplicitate le voci di spesa.

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Sull’imposta di soggiorno

Gli introiti derivanti dall’imposta di soggiorno sono significativi nelle principali città turistiche. Al di là delle difficoltà nel farla partire per le ritrosie e paure degli operatori, poi si rivela molto utile per le casse comunali. Le analisi in tal senso sono molto interessanti e meritano una riflessione. Poi parlerò anche dell’uso che se ne fa, in un prossimo articolo.

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Ai Comuni servono dati

Mentre in Europa viene approvato un documento sul futuro del turismo dove viene sottolineata l’importanza dei dati per poter capire il fenomeno e intervenire laddove si riscontrano problemi, in Italia e nelle Regioni si continuano a scrivere leggi sul turismo anche prima di aver studiato bene i fenomeni.

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Turismo e genuinità

Quante avete volte avete sentito o detto che un teritorio merita di essere visitato perché genuino o autentico? E’ un po’ un mantra con cui il marketing turistico cerca di smarcare alcune destinazioni da altre che vengono considerate troppo cambiate rispetto a una non meglio specificabile origine, quasi volgari nel loro vendere servizi, ricette e qualsiasi altro elemento pensati per i turisti e dunque non più autentiche.

Ma è davvero così?

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Cos’è il turismo ?


Quando voglio provare a far capire cos’è il turismo facendo dei paragoni con fenomeni analoghi, non trovo esempi positivi. Masse di persone che si spostano in una destinazione per poi far ritorno a casa riportano alla mente gli esodi temporanei o lo spostamento di truppe per invasioni militari. Niente di gradevole. Come presentarlo in modo maggormente equilibrato?

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Escursionisti e parcheggi

Siete mai impazziti a cercare parcheggio quando vi recate da qualche parte la domenica in una meta affollata tipo a mare? La questione degli stalli specie in estate è davvero problematica, sulle coste come in montagna, nelle zone prede degli escursionisti della domenica. E se iniziassimo a modificare l’approccio?

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Prima le analisi sul turismo, poi le leggi

Spesso in Italia e nelle Regioni si pensa a scrivere leggi sul turismo prima di aver studiato bene i fenomeni. D’altronde i vari fondi esistenti sia ministeriali che regionali tutto finanziano tranne che studi e monitoraggi. Eppure in altri settori l’analisi è un prerequisito importante, pensate a strumenti come PUMS (mobilità) e PUG (urbanistico). E allora perché nel turismo questo aspetto è trascurato?

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