Strumenti per la partecipazione attiva

Negli ultimi mesi ho avuto l’opportunità tramite le collaborazioni con “il Vagabondo” di mettere a punto diversi strumenti di facilitazione, mescolando tecniche ludiche a strumenti più classici, che ho utilizzato in vari ambiti con ottimi feedback da parte dei partecipanti. Oltre a collaborare con gli strumenti proposti da Angela Masi.

Nell’ambito del progetto Viaggio nel genere ho sperimentato l’uso di carte dixit non nella versione ludica conosciuta da molti ma come strumento immaginifico utile per far esporre i propri pensieri e le proprie emozioni ai partecipanti sugli input che gli abbiamo dato. Angela aveva già usato questa tecnica e stavolta avendo oltre 40 partecipanti li abbiamo suddivisi in 4 tavoli, ognuno con uno proprio facilitatore. Molto utile e stimolante, ha reso facile ascoltare tutti su temi delicati come la discriminazione di genere.

Stiamo perfezionando l’uso del tool Ketso, oramai strumento immancabile delle nostre attività partecipate in ambito turistico. Adoro il design arboreo, la sua semplicità di utilizzo e la grande versalitilità, infatti ogni volta lo usiamo in modo leggermente diverso, calibrandolo sul tema e sul target dell’incontro. Affidabile e esteticamente gradevole, pur nella sua semplicità. Permette a tutti di interagire contemporaneamente su alcune questioni, restituendo un quadro visivo immediato ed evitando perdite di tempo.

Nell’ambito del progetto l’arte del narrare territori ho ideato un tecnica ludica per permettere la partecipazione attiva di oltre 60 persone, divisi in dieci gruppi. Un esperimento un po’ folle quanto ben riuscito, che ha entusiasmato i partecipanti che hanno dovuto portare a termine decine di missioni, ciascuna in pochi minuti, una dietra l’altro per due ore di full immersion che hanno dato vita a delle storie con uso di fotografie che poi sono diventate pannelli di una mostra. Sarebbe servito più tempo per ottenere risultati ancora migliori, ma come esperimento l’esito è andato oltre le più rosee previsioni. Devo dargli un nome mi sa.

Ovviamente queste esperienze conto di replicarle o riadattarle in prossimi laboratori e incontri dove favorire la partecipazione è importante. Una parteccipazione attiva evita cali di concentrazione, evita perdite di tempo e interventi verbosi e prolissi e va dritto al punto, facendo sentire tutti realmente protagonisti e non solo spettatori. Specie gli adulti.

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