Overtourism, Sud che si spopola e Airbnb

Da un lato i dati dello Svimez sullo spopolamento del sud; dall’altro l’eccesso di turismo che troviamo oramai su tutti i giornali, con allarmi lanciati ogni volta da una meta turistica diversa. In mezzo Airbnb, che poche settimane fa a Matera ha riunito alcune realtà del cosiddetto home sharing. Nel frattempo che finisco di scrivere il mio nuovo libro sul fenomeno dell’extralberghiero, faccio una breve riflessione.

Si sa, le grosse aziende si possono permettere grandi campagne mediatiche e da diverso tempo Airbnb ha messo al centro della comunicazione i suoi (presunti?) benefici sociali nei piccoli centri dell’Italia che si vanno svuotando.

Le campagne di Airbnb
Nella loro audizione in Parlamento hanno parlato del loro impegno per le aree interne, grazie alla migliore distribuzione dei flussi turistici che Airbnb consente in località meno servite dall’ospitalità tradizionale. Nel 2017, in collaborazione con il MIBACT, Airbnb ha avviato il progetto Borghi italiani, attraverso il quale sono state promosse realtà bellissime ma ancora sconosciute al resto del mondo. Da un anno a questa parte, abbiamo anche creato una sezione sul nostro sito dedicata al turismo esperienziale, per consentire ai viaggiatori di vivere esperienze di viaggio autentiche e sostenibili.
Un po’ debole, direi. Né vedo alcun nesso fra chi ha una casa vuota in qualche paese semi abbandonato e la fitta e la lotta allo spopolamento. Certo è comunque una cosa buona ma intanto il business di Airbnb è altrove. È un po’ come chi vende prodotti inquinanti e poi fa una linea green. Non condannabile, anzi idea meritoria, ma non mi spellerò le mani ad applaudire.
Sia chiaro: Airbnb ha l’indiscusso merito di avere un ufficio per l’healty tourism e lavora molto e bene per responsabilizzare i suoi host nell’accoglienza, con tanti consigli utili. Chi segue il mio blog sa che spesso ne parlo come esempio virtuoso nel mondo delle piattaforme dedicate all’accoglienza. Ma i problemi restano.

Le vere questioni
Nelle località turistiche, laddove si concentrano la maggior parte degli alloggi proposti in fitto, i prezzi sono diventati da capogiro per chi vuol locare casa da inquilino. Né regge la difesa d’ufficio che la media degli introiti si aggira intorno ai 3000 Euro (che nelle città turistiche va dai 5000 euro annui, altrove spiccioli). E ci sono realtà che ne fittano tanti di appartamenti con introiti da business, anche superiori ai 100.000 euro annui (studio dell università di Siena).

Le alternative
Se così non fosse la piattaforma invece di attendere divieti che iniziano a esistere in varie città europee, eviterebbe di prendere annunci nei centri storici delle città turistiche. O non permetterebbe agli speculatori immobiliari che fanno incetta di case per poi fittarle ai turisti.
Si potrebbe prendere spunto da Fairbnb, una nuova piattaforma ( che non è lontana parente della più blasonata ditta su citata, bensì una startup italiana): qui ogni persona potrà mettere solo un annuncio.
Ma intanto il Sud continua a spopolarsi e non è solo fittando o vendendo case ai turisti che cambierà qualcosa. Servirebbero esperimenti come quello di Bagnaia nel viterbese o altri similari. Serve riabitare i luoghi, poi che il turismo possa dare un valido contributo è ineccepibile.
Torno al mio libro, di cui vi parlerò in un prossimo post

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