Sulla tassa di soggiorno

Tassa di soggiorno si, tassa di soggiorno no, tassa di soggiorno forse. Il dibattito da tempo è aperto.
Non so voi che ne pensate della tassa da richiedere ai turisti quando pernottano in una località che la prevede. Alcune mie riflessioni in proposito.

Piaccia o meno ai turisti, da un po’ di anni in diversi Comuni per poter dormire si deve pagare una tassa di soggiorno, il cui importo è stabilito dal singolo Ente all’interno di un range deciso a livello nazionale.
Si discute spesso su questa tassa, fra chi ritene che favorisce la concorrenza di altre località esenti e vada eliminata e chi la difende. Di certo ha risolto i problemi di bilancio di molti Comuni, ma questo non è un buon argomento per dire che va bene così, di certo toglierla al momento appare difficile. Per me il problema è dell’uso che si fa di questa tassa e dei soliti eccessi burocratici.


Tecnicamente non è una tassa di scopo, alias i Comuni che la riscuotono non devono fornire servizi aggiuntivi a chi la versa. Ogni tanto leggo che si intende farla divenire di scopo ma non concordo: il turismo è forse l’unica attività pacifica che prevede masse di persone riversarsi altrove, invadendo numericamente delle località. Ciò crea inevitabili disagi, che potrebbero essere alleviati se tale tassa fosse destinata unicamente a dei capitolati di spesa legati alla forzata condivisione di spazi e servizi.

Qualche esempio?
Pronto soccorso, depuratori e impianti fogniari su tutti. Poi parcheggi e mezzi di trasporto collettivi; tutti servizi che spesso diventano insufficienti quando il turismo prende piede.
Invece in Italia, in mancanza da sempre dei decreti attuativi che dovevano decidere come vada spesa la tassa, ogni Comune usa i soldi come meglio crede. Eppure gli anni passano, i decreti non escono e ognuno fa quel che vuole.

Inoltre per i gestori che non locano per professione, gestire quaesta tassa non è facile: ora a fine anno bisogna pure compilare ulteriori scartoffie, che si aggiungono al versamento che in alcuni Comuni è mensile, in altri trimestrale. Insomma sarebbe tutto più facile se fossero i portali a occuparsi di ciò, ma solo quelli che prendono soldi dal turista possono farlo (vedi Airbnb) e solo se il Comune ha un accordo in tal senso.

Ma si sa, sebbene siamo nell’era della tecnologia l’Italia riesce sempre a distinguersi per la sua complessa e antiquata burocrazia.

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