Viaggio ai tempi del covid – 12

VERSO LA CASA

Ci addentriamo fra i vicoli del centro storico lasciandoci alle spalle le sculture di un noto artista locale. La pavimentazione e anche quasi tutti i palazzi del centro sono di buona fattura estetica, si intuisce che devono essere arrivati ingenti fondi per un restyling generale.

Per strada incontriamo ragazzini che giocano fra loro e donne che parlottano serene, approfittando del tepore estivo.

“A chi appartenete?”, ci domanda una anziana seduta su una sedia in paglia davanti l’uscio di casa.

“Sono il nipote di mesciu Peppe”, risponde Lino.

“Aaah, gran bella persona. Pace all’anima sua. Gradite un caffé?”.

Rifiutare non si può, Lino lo sa bene, il mobile attenderà. Non so quante volte mi hanno fatto la stessa domanda, nel corso degli anni, in altri luoghi similari. E quando non hai una risposta convincente io mi sento in imbarazzo.

Ma se sei amico, conoscente o semplicemente ospite di una persona del posto allora tutto cambia e diventi automaticamente una persona degna di stima cui offrire da bere; o invitare a partecipare a un qualsiasi evento per quanto piccolo è simbolica esso sia .

Certo oggi la situazione è diversa, col covid non sai se stringere le mani per salutare o rimanere distaccati per correttezza e prevenzione. Come viene interpretato ogni nostro gesto è difficile capirlo; anche quando usciamo la sera e incontriamo qualcuno c’è lo stesso imbarazzo e di solito ci si chiarisce dopo che qualcuno ha rotto il ghiaccio in una qualche maniera, dall’orribile saluto col gomito a chi ti abbraccia e basta.

Sano fatalismo o incoscienza?

Donna Ida è una di quelle che non ha mai lasciato il paese. Nell’offrirci da bere aggiunge anche dei biscottini cui proprio non possiamo rifiutarci di assaggiarli, dice. Li fa una sua nipote di cui è molto orgogliosa, l’unica pasticciera che esiste in paese, afferma con orgoglio.

Poi ovviamente vuol sapere come mai siamo in paese e Lino le spiega per sommi casi la situazione.

State attenti a don Tonino, spia a bassa voce come se qualcuno potesse sentirla.

Noi zitti.

Dopo che Lino si è fatto spiegare a quale famiglia appartiene questo fantomatico antagonista, Uccio osa: “in che senso dobbiamo stare attenti?”.

“E’ un uomo pericoloso, ha messo gli occhi su quella casa, non so cosa vuole farci”.

In realtà sono in cerca di un acquirente, non mi posso permettere di tenere una casa dove non posso mai venire”.

“E chi ve lo impedisce?. E che non lo ha sentito alla TV che ora si lavora tutti da casa? Voi ve ne venite qua, pure con gli amici vostri e lavorate. Ce ne sono di case vuote!”

Mi sembra come se avessimo incontrato la nonna del tempo delle mele, è più avanti di noi, beata lei.

Ci congediamo e riprendiamo la via, la casa è dietro l’angolo, ci informa Lino.

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