Viaggio ai tempi del covid – 13

LA SCOPERTA

Giunti in casa, noto come la polvere si sia depositata paziente ovunque per chissà quanto tempo. I mobili sono tutti di legno massiccio, come si usava un tempo.

La lettera è depositata sul tavolo, decisamente datata.

foto di Francesca Raimondi
  • Dov’era?

In un cassetto chiuso di cui non trovavo la chiave. L’ho sfasciato, tanto era mezzo mangiato dalle tarme.

– Possiamo leggerla?

– Si certo.

La lettera era intestata al nipote o a chiunque l’avesse trovata, era specificato.

Ho conservato degli oggetti preziosi in casa, cui tengo molto. Chi li troverà, capirà.

Seguivano vaghe descrizioni del posto ove era celato il tesoro, qualsiasi cosa fosse.

– Perché pensi sia dietro l’armadio? Magari qualcuno li ha già trovati.

– Può essere, ma la casa è intatta. Io ho cercato ovunque invano, poi mi sono ricordato che il nonno quando era piccolo indicava spesso questo mobile accennando a un segreto. Magari si riferiva al contenuto della lettera.

A questo punto nei film d’azione il genio di turno trova facilmente un pulsante ben celato alla vista dei comuni mortali, che smuove qualche meccanismo e risolve il problema; ma nella vita reale certe cose non accadono.

– Ehi, qualcuno ci osserva dalla finestra.

Intravedemmo la sagoma di un uomo con un ciindro che si allontanava, ma c’era troppa polvere anche sulle finestre per scorgere altri dettagli.

-Sarà stato un curioso.

– O don Tonino.

– Già, vabbè ce ne occupiamo poi, ora troviamo questi oggetti.

Ci volle tutto il pomeriggio, ma all’imbrunire ci riuscimmo. Effettivamente dietro il catafalco di legno trovammo una piccola anta. Non una porta, più l’uscio di una credenza.

La aprimmo eh si, trovammo qualcosa di inaspettato. Sugli scaffali, disposti in ordine, c’erano dei boccacci di vetro di ampia dimensione con dentro…

– Sembrano semi!

– Già!

– Cosa faceva tuo nonno?

– Era impiegato ma con l’hobby della campagna , come tutti qua in paese.

Effettivamente avevamo notato un bel via vai di persone che trasportavano deliziosi prodotti dell’orto, spesso in comuni secchi di plastica.

– Coltivava qualcosa in particolare?

– Non ricordo.

Sui boccacci non vi erano scritte, difficile capire cosa fossero.

Per nasconderli doveva tenerci molto.

– Chissà, magari sono comunissimi semi cui era affezionato.

– Pure se fossero particolari chissà se sono ancora capaci di far germogliare qualcosa.

Lino era dispiaciuto, forse sperava in qualcosa di più tangibile.

– Ma il terreno ce l’hai ancora?

– Si, spero di venderlo assieme alla casa ma al momento mi hanno offerto una miseria.

– Beh ci andiamo a fare un giro?

– Non ricordo preciso dove sia, informiamoci e domattina andiamo.

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