Viaggio ai tempi del covid – 11

LA LETTERA MISTERIOSA

La mattinata trascorre nella polvere a sistmare scartoffie e pulire poi, fattasi una certa, andiamo a mangiare senza Lino, che decide di proseguire no-stop. Nel pomeriggio, mentre Uccio e Paolo si inerpicano sulla collinetta per ammirare il panorama, sì proprio quella del risveglio al sole, io vado in centro a fare acquisti.

C’è un tabaccaio in paese?, chiedo a un passante.

No ma c’è un bar tabacchi dietro la chiesa, mi informa.

Entro, il mio volto forestiero incute timore, chiedo tabacco e cartine, il proprietario mette le mani avanti: c’è poca scelta, sa com’è, siamo pochi qua.

Va peggio nell’alimentari ma vagli a dar torto all’esercente di turno. D’estate già si trova con una doppia clientela dai gusti differenti: gli abitanti abituati alle solite marche e gli emigranti di ritorno che hanno oramai altri gusti. Poi arriva pure il turista con la sua ricerca di prodotti attenti alla linea o i prodotti tipici, che nei borghi se li tengono stretti nei segreti delle loro madie.

Purtroppo l’insostenibile leggerezza dell’essere turista, che si porta appresso il suo mondo ovunque vada, crea questi problemi e pone le basi per il successo dei marchi globalizzati, vedi la cocacola. Quanti di voi se la trovano in giro per il mondo si sentono più tranquilli, segno che il progresso è arrivato anche qua? Non siate timorosi, potete alzare la mano ed essere sinceri, nessuno vi giudicherà male, ci mancherebbe. Siamo fatti così, culturalmente globalizzati pure se non la beviamo.

In piazza vedo Lino, arriva scuro in volto. “Dove sono gli altri? Non mi rispondono”

– Sulla collinetta. Forse non prendono i cellulari

– Ok andiamo.

Adoro le persone che non si perdono in un bichier d’acqua. Superiamo l’auto del venditore ambulante con tanto di scarpe da donna in bella mostra sul cofano e vestiti estivi che penzolano da tutte le parti. Mentre saliamo riprende a girarmi la testa. Sì, è un mese che mi gira continuamente la testa, magari è una sciocchezza, magari sto per tirare le cuoia, vallo a capire. Dico a Lino di proseguire da solo, li aspetterò qua. Un nibbio reale volteggia sopra i tetti delle case. La vista spazia lungo i crinali dei tanti monti che attorniano questo piccolo paradiso. Respiro profondamente.

– Ce la fai? Mi chiede Lino pochi minuti dopo, di ritorno assieme agli altri.

– Direi di sì, dove andiamo?

– Non riesco a spostare un mobile.

– Perché vuoi spostarlo?

– Ho trovato fra le carte del nonno una lettera ingiallita, deve esserci qualcosa dietro al mobile.

La vacanza si fa interessante, penso.

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