Viaggio ai tempi del covid – 18

18 – LO SVILUPPO DEI BORGHI

Ordinati 4 amari di marche diverse, ce ne andammo sulla collinetta a parlare. Il primo fu Paolo.

“Ragazzi vi vorrei raccontare di aver fatto sfaceli ma la realtà, almeno al momento è diversa. Il covid rende tutti un po’ incerti nell’approccio, me compreso. Comunque evidentemente vi siete dimenticati che domani è il mio compleanno e vi stavo preparando una sorpresa, tutto qua”.

foto di Gaetano Lofrano
foto di Gaetano Lofrano

Guardai Paolo per provare a capire quanto stesse bluffando, a lui piaceva tanto inventare storie.

“La ragazza che lavora al ristorante mi ha presentato una ragazza che ha contatti con una coppia di un paese qui affianco che gestiscono un piccolo museo e organizzano attività artistiche e legate al turismo della montagna. Stanno organizzando una mostra fotografica, quindi domani se vi va ci mettiamo in auto e andiamo a farci un giro in montagna con loro, poi andiamo a vederci la mostra, sono tramonti bellissimi fotografati durante tutto l’anno, dei colori da non credersi. Vorrei descrivervi meglio le emozioni che ho provato ma sulle descrizioni non sono molto bravo”.

“E’ lontano?”, chiese Uccio che non riusciva mai a farsi scaldare dalla poesia, doveva calcolare tutto.

“Qui tutto è vicino in linea d’aria ma le strade sono tortuse, ci vorrà un po’. In compenso paesaggi da incanto”.

“Per me va bene”, dissi io e dagli sguardi di assenso degli altri mi resi conto che essendo io l’autista la mia opinione aveva un certo peso.

A questo punto toccava a Lino.

“La pasticcera mi ha detto che suo padre si ricorda di mio nonno e del fatto che era molto fiero di cosa coltivava, lui era piccolo ma mi ha dato il nome di un’anziana che dovrebbe ricordarsene. E visto che ci tenete a questa ricerca, vi dico che pure è la donna dove abbiamo preso il caffè l’altro giorno”.

“A saperlo prima, non stavamo qua a lambiccarci il cervello”, esclamò Uccio.

“Mi ha anche detto che don Tonino sta cercando di comprare tutte le case possibili, ha intenzione di fare un paese albergo, ha saputo che ci sono dei finanziamenti ingenti per questa attività”.

“Dai bello, magari si sviluppa un po’ di turismo e ne beneficiano tutti”, disse Paolo.

“Ma tutti chi?”, intervengo io che almeno sul tema turismo riesco a dire la mia senza dover chiedere permesso. “Qua giovani non ce ne sono, i pochi esistenti hanno un posto fisso, non c’è cultura imprenditoriale, e non è certo un’eccezione. Conosco solo poche eccezioni in tutta Italia. Un paese albergo è una bella idea per far fare soldi a qualcuno e dare qualche posto di lavoro per qualcuno della famiglia, di solito va così. Non si crea sviluppo, non nel senso ampio del termine”.

“Vabbé però l’indotto? Gastronomia, artigianato, ma anche l’indotto della ricettività, non ti sembrano che si rimette in moto un intero processo economico che può dare voglia di restare?”

“Non dico di no, ci mancherebbe. Ben venga, ma non credo sia la via da preferire. Serve far rientrare i cervelli in fuga da una tranquillità che li strangola, serve far venire nuova gente a vivere, magari per brevi periodi. Ovvio serve anche il lavoro, e il turismo può essere un buon volano. Ma se l’iniziativa parte dall’illuminato o ricco o speculatore di turno, non so sinceramente quanto ciò possa servire”, chioso io.

“Gaetano e Rosita vi piaceranno”, disse Paolo.

“Chi?”

“I gestori del museo dove vi porto domani e con i quali faremo una passeggiata mattutina. Sono due persone che si sono formate fuori e poi hanno deciso di rientrare e scommettere sul proprio territorio”.

“E come ti sembra che se la cavano?”

“Grande passione per quello che fanno e per il loro territorio, grande professionalità, poi certo immagino non sia facile neanche per loro. Domani potrete chiederglielo”.

La serata si concluse così, con quell’incertezza mista a speranza che avvolge qualsiasi discussione legata allo sviluppo di un borgo.

Ai semi ci avremmo pensato un altro giorno.

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