Viaggio ai tempi del covid – 19

19 – Prospettive

La giornata fu davvero piacevole.

Di per sé, la potrei definire una bella giornata trascorsa da turisti in cerca di benessere, che di sicuro sarà la nuova frontiera del turismo post covid.

foto di Gaetano Lofrano

La passeggiata alle pendici del Pollino in mezzo a boschi maestosi, un pasto abbondante e saporito in un ristorantino della zona, poi la visita del museo dedicato alle acque termali, la mostra sui tramonti e infine una bella bevuta a mo’ di brindisi per festeggiare il compleanno di Paolo.

Ma ci fu dell’altro.

Oltre al benessere fummo invasi da una sana energia, difficile da spiegare a parole, un valore aggiunto che solo quando conosci storie e esperienze di un territorio riescono a emergere.

Incontrare persone appassionate del proprio territorio già di per sé non è facile, la maggior parte di chi resta in questi ameni quanto sperduti luoghi dell’Italia interiore lo fa perché non ha grandi orizzonti verso cui spingersi o ha semplicemente tutto quello di cui abbisogna, il che pure va bene.

Ma persone che uniscono passione a professionalità, e che riescono a resistere alle difficoltà dovute al vivere in luoghi così periferici e scarsamente disabitati non è affatto facile, ai voglia di fare poesia su quanto sono belli questi luoghi perché poco intaccati dall’uomo.

Certo, la natura è lussureggiante e feconda, ma un conto è trascorrere un weekend di relax, altro è scontrarsi tutti i giorni con l’indifferenza di chi ti sta attorno , quando non diffidenza o ostilità.

Iniziò un serrato dialogo, che mi appassionò e non saprei dirvi bene chi parlava, però mi annotai mentalmente i vari passaggi.

– Pare che nei borghi sia più facile non far nulla che provare a fare qualcosa di interessante, per migliorare la situazione, la tua e di chi ti sta attorno.

– Che ne pensate dell’ipotesi del ripopolare i borghi grazie allo smartworking?

– Beh potrebbe essere una bella idea. Invece di stare a casa si potrebbero trascorrere periodi in località più salubri, alternando lavoro a benessere.

– Massimo, un mio amico, è da anni che se n’è tornato da Londra e lavora a distanza, è andato a vivere vicino al mare e fra una call e l’altra se ne va a mare.

– Mica scemo!

– Però serve una buona connessione, se no col cavolo che si può andare a lavorare.

C’era dunque ancora qualche speranza per i borghi, conclusi la mia riflessione, rendendomi conto poi di non aver aperto bocca durante il giro di opinioni. Ma aggiungere altro sarebbe stato inutile. Mi venne in mente giusto la Strategia Nazionale della Aree interne, che curiosamente da queste parti non includeva tutti i paesi della zona e dopo 5 anni da quando la legge era in vigore finalmente si era giunti a sottoscrivere un accordo di programma condiviso.

Speranza, certo. Ma anche un po’ di rabbia verso questi amministratori poco attenti alle possibilità esistenti per guardare un po’ più avanti del proprio ombelico.

L’apice della giornata fu quando ci fecero conoscere un’esperta di piante autoctone, guarda caso nipote della signora che ci avevano indicato, emigrata per motivi di lavoro e che in quella settimana era tornata nella terra natia per fare il pieno di saluti e di calore umano.

Saltò fuori il discorso dei semi ritrovati e la donna ci disse che avrebbe dato volentieri un’occhiata ai semi, sebbene ci fece intendere che per quanto si potesse trattare di semi abbastanza rari, questo non rappresentava di per sé un tesoro, inteso da un punto di vista economico. Ma che affidati a mani sapienti…

Tutti guardammo Lino.

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