
Il rapporto annuale dell’ISTAT sulla situazione del Paese ci restituisce alcuni macrodati significativi anche dell’impatto del turismo sull’ambiente. Un aspetto importante cui l’ISTAT dedica particolare attenzione da alcuni anni grazie all’elaborazione dei “Conti integrati economici e ambientali del turismo”. Diamo un’occhiata.
I settori del turismo che impattano di più
Nel mondo il turismo (considerando l’intera filiera dei consumi turistici) è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. L’impatto ambientale più significativo deriva dai trasporti, soprattutto aerei e marittimi.
In Italia (dati 2023) le emissioni di gas serra legati alla produzione turistica ammontano a 15 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, pari al 5,1% delle emissioni totali generate dalle attività produttive presenti in Italia.
Volendo confrontare i settori più noti della filiera turistica, abbiamo (% sul tot del turismo):
| Consumo di energia | Emissioni gas climalteranti | |
| Trasporto aereo | 29,7 | 32,2 |
| Trasporto marittimo | 26,9 | 40,1 |
| Alloggi e ristorazione | 15,4 | 7,5 |
| Trasporto terrestre | 10 | 5,3 |
Confronto fra impatti e economia
Sotto il profilo economico, la produzione e il valore aggiunto delle imprese di trasporto passeggeri
incidono, rispettivamente, per il 10,8 e l’8,5 % sul totale della produzione e del valore aggiunto del settore turistico. Ma impattano molto sull’ambiente.
Al contrario, alloggi e ristorazione, pur contribuendo in misura preponderante alla produzione e al valore aggiunto attribuibili al turismo (rispettivamente il 49,3 e il 53 %), creano meno problemi ambientali: generano il 7,5% delle emissioni di gas climalteranti, e il 15,4% degli impieghi energetici, per lo più per il riscaldamento e l’illuminazione degli ambienti.
Sulla digitalizzazione
Finalmente si inizia a parlare di uno dei paradossi degli ultimi anni. Improvvisamente a livello europeo la digitalizzazione è stata inserita come elemento di sostenibilità. Peccato che se da un lato le imprese effettivamente risparmiano energia, materiali e costi, dall’altro per mantenere in piedi tutta la mole di dati che si sta sviluppando occorrono infrastrutture energivore. L’ISTAT sottolinea come “In una visione sistemica della sostenibilità ambientale, è tuttavia opportuno tenere conto
che la crescente digitalizzazione richiede la progettazione e lo sviluppo di un’infrastruttura fisica estremamente energivora (data centre e centri di calcolo avanzati) e comporta ingenti prelievi idrici per i sistemi di raffreddamento. La digitalizzazione, quindi, determina uno spostamento delle pressioni tra diverse matrici ambientali (ad esempio, dal clima al consumo di suolo e di risorse idriche), con effetti distribuiti su scala globale”.
Magari si inizierà a fare un calcolo di pro e contro per poter dire se davvero la digitalizzazione fa risparmiare o meno.
Miglioramenti
Non riferiti al turismo ma più in generale, l’ISTAT sottolinea che aumenta la produzione di energia da fonti rinnovabili, con il Sud in prima linea. La superficie complessiva della forestazione è aumentata del 6,2 rispetto al 2023 e raggiunge quasi 16 milioni di m2. Oltre il 50% di inquinamento in meno dal parco auto nel periodo dal 2015 al 2024.
Segnali che, digitalizzazione a parte ci dicono che sono stati fatti passi avanti e anche il turismo contribuisce e al contempo beneficia di queste migliorie.

