Come vanno spesi i soldi dell’imposta di soggiorno? Solo per questioni turistiche? La questione è quanto mai attuale un po’ ovunque, se ne discute in maniera animata in ogni conclave. Io credo che ci siano tante possibili interpretazioni, che è bene discuterne e che è importante che vengano almeno esplicitate le voci di spesa.

Come vengono spesi
Ad oggi l’unica certezza sarebbe che il gettito dell’imposta di soggiorno (art. 4 del D.Lgs. 23/2011), “è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali”. Ma la mancanza della firma sul regolamento attuativo ha reso le cose meno certe e ogni Comune li spende nei modi più svariati. Di solito neanche è dato saperlo, gli obblighi in tal senso sono pochi. E, quando accade, talvolta ti dici che era meglio non saperlo.
JFC ha analizzato alcuni Comuni che hanno esplicitato come hanno usato il gettito nel 2024: si va da Cortina che finanzia solo eventi ed associazioni locali a Caorle che li spende per manifestazioni, servizi pubblici, ma anche lo IAT e la DMO; a Rimini la si usa in gran parte per potenziare il trasporto pubblico ma ci sono tante altre voci in capitolo, compresa la lotta alla zanzara tigre (che da fastidio a cittadini e turisti, ci sta); a Cervia quasi la metà va per eventi, il resto diviso in diverse voci; a Verona oltre l’84% va per supportare il tessuto culturale.
Per me basta che siano chiari su come la spendono, mi sta bene che ogni Comune decida in autonomia, poi nel tempo tutto si può affinare. Ma analizziamo i 3 argomenti contenuti nella legge:
- Nel comparto turistico ogni Comune fa che vuole, come avete visto. Io ho sentito di tutto e non do giudizi. Se va bene agli operatori non è affar mio, dai voli aerei alle luminarie natalizie. Certo, l’idea di spendere soldi non per motivi compensatori ma per fini promozionali o addirittura estetici credo sia molto distante dalla logica dalla legge. Inoltre per me una parte dei soldi dovrebbe essere destinata in modo obbligatorio al monitoraggio del fenomeno turistico di cui nessuno si occupa mai, salvo poi ogni tanto inventarsi provvedimenti senza dati o analisi serie su cui basarsi.
- Nel comparto sul recupero dei beni culturali e ambientali, la ricerca di JFC è chiara in tal senso, si tratta di pulire o mettere a posto una statua o altro bene pubblico, compresa un aiola.
- La voce dei servizi pubblici locali è utilizzata da molti Comuni, dal trasporto a tanto altro. È una bella voce, in fondo il turista usa risorse e servizi del territorio usati anche dai cittadini, ben venga potenziarli. Per me la percentuale maggiore dovrebbe essere spesa per questi fini, avrebbe senso e metterebbe tutti d’accordo.
Il doppio dividendo
Il Ministero del turismo ha fatto inoltre notare come “tale imposta permetta di ottenere il cosiddetto “doppio dividendo”, cioè finanziare sgravi fiscali che mitigano gli effetti distorsivi di altre forme di tassazione. In altri termini, ogni euro raccolto attraverso il meccanismo dell’imposta di soggiorno, potrebbe consentire all’Amministrazione Comunale di ridurre dello stesso valore la pressione fiscale sulla popolazione residente”. Sarebbe interessante capire se c’è qualche Comune che lo fa, sarebbe molto apprezzato dai cittadini.
Sugli eventi culturali
Come visto in quasi tutti i casi si finanziano eventi culturali e associazioni locali, comprese feste patronali e concertini di capodanno. La maggior parte di queste attività non portano turisti, al più nel migliore dei casi allietano la presenza di turisti già in loco o nei paraggi. Io come scrissi già anni fa non sono contrario a che con una parte dell’imposta di soggiorno si finanzi qualcosa per la comunità locale, a mo’ di compensazione per il disturbo arrecatole. Il problema è che in mancanza di una modalità chiara (bando o consultazione) si rischia di scegliere attività che interessano solo alla ditta amica o far contenta la lobbie di turno.
Però trovo assurdo spendere 200.000 per un concertino di capodanno che non interessa ai turisti, dirmi che è una spesa che serve per far star bene i giovani del luogo mi pare buttare soldi. Bello porsi il problema del benssere giovanile ma paga loro dei bus per andare da qualche parte a capodanno e coi soldi rimasti aiuta chi può coinvolgerli in attività tutto l’anno. Per un concertino bastano pochi euro, le feste rionali in occasione di qualche festività lo dimostrano.
E vogliamo parlare di quanti soldi già vengono dati da tanti enti per le feste patronali, che dovrebbero restare a uso dei cittadini più che dei turisti? Perchè dare ulteriori soldi presi dagli introiti dell’imposta di soggiorno? Insomma ok per me supportare il tessuto locale, ma con giudizio.
Chi finanzia la cultura?
Molti operatori dicono no, con quei soldi dovresti finanziare solo grandi eventi capaci di far arrivare turisti. Trovo che andrebbero fatte entrambe le cose, per motivi diversi ovvio. Detto che trovo assurdo che la cultura di un territorio debba dipendere dai flussi turistici, significa dargli valore zero. Sì lo so le Regioni dove la sanità crea buchi esagerati per ripianare sacrificano anche la cultura, che invece andrebbe vista come una cura, se non ci limitiamo agli eventi effimeri. E i Comuni di conseguenza hanno meno risorse. Ma conosco Comuni senza imposta di soggiorno che finanziano da sempre tutto il tessuto associativo, quindi si può fare (Altamura, per es, a differenza di Matera).
Poi ben venga se i Comuni aggiungono qualche soldo preso dall’imposta di soggiorno da destinare alle associazioni locali. Basta non chiedere loro di fare eventi turistici e apprezzare il fatto che fanno cultura, che è una cosa importante. A patto di ricordarsi che la cultura non va confusa con gli eventi estemporanei, che spesso sono bolle (se n’è parlato all‘artlab di Bari). Operazioni del genere, molto dffuse in Italia possono anche essere promosse, spiegando ai turisti che grazie ai loro soldi aiutano anche il tessuto culturale di quel territorio.



