I Comuni turistici

In Italia ogni Regione decide in modo autonomo sulla materia turistica, il che ovviamente ha pro e contro (più contro, a mio avviso). Le differenze normative le troviamo sotto tutti gli aspetti, compresa la modalità con cui un Comune viene definito turistico. Ma cosa significa essere un Comune turistico? La curiosità nasce dopo aver supportato un Comune pugliese a entrare nell’albo regionale.

Ho analizzato come si comportano alcune Regioni nel decidere quali Comuni sono considerati turistici e quali no. Ma non tanto per sottolineare l’enorme differenza (è scontato) fra le varie Regioni, quanto per riflettere su come si possono usare questi albi, laddove esistono, per facilitare la pianificazione sostenibile del turismo.

Di solito questi albi sono usati solo per dire chi può inserire l’imposta di soggiorno oltre ai capoluoghi di Provincia, ai Comuni appartenenti alle Unioni e a quelli nelle isole minori. Ma è immaginabile che i Comuni davvero turistici possono avere anche dei problemi legati al fenomeno turistico, oltre agli aspetti positivi.

I Comuni turistici nelle varie Regioni

Per Banca d’Italia (2018) “vi è una marcata eterogeneità territoriale in materia di elenchi di ‘Comuni ad economia prevalentemente turistica o città d’arte’, con una sovrapposizione tra la disciplina del settore del commercio e quella del turismo e un’ampia stratificazione normativa che hanno reso talvolta difficoltosa la ricostruzione puntuale delle informazioni”. Nel 2021 il Ministero del Turismo constatò che 4 Regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto, Marche e Valle d’Aosta) non avevano l’albo, tutti i Comuni possono se vogliono consiederarsi turistici.

La mia caccia al tesoro parziale ha portato questi risultati:

In Puglia devi soddisfare almeno 4 parametri (su 10), 2 relativi alla domanda e 2 all’offerta, per essere considerato Comune a economia prevalente turistica. Il nome dell’albo mi pare eccessivo (la parola prevalente è esagerata), ma i criteri ci sono e i singoli Comuni appena raggiungono le soglie richieste possono fare richiesta di essere inseriti nell’albo.

In Toscana devi soddisfare due criteri per poter essere inserito d’ufficio nell’albo (L’ultimo aggiornamento risale a  2022 però):

  • adesione da parte del Comune alla convenzione per l’esercizio in forma associata delle funzioni di accoglienza e informazione turistica all’interno degli ambiti territoriali delle destinazioni turistiche;
  • possesso da parte del Comune di un indice di turisticità superiore al valore soglia individuato periodicamente da IRPET.

Campania, Sicliia e Lombardia usano una classifica ISTAT fatta nel 2019 (e aggiornata nel 2022), basata sulla densità turistica, che toglie dal novero nazionale solo 1.704 Comuni (21,5% del totale), tutti gli altri li ritiene turistici. Più semplice come metodo (lo usa anche il Ministero per taluni bandi) ma nel turismo le situazioni cambiano in fretta e se non è l’ISTAT ad aggiornare la tabella nessun nuovo Comune lombardo e campano può entrare nell’albo regionale.

Usare gli albi per un turismo sostenibile

In questa situazione variegata un albo di Comuni turistici potrebbe dare dei vantaggi che non si limitano alla possibilità di introdurre l’imposta di soggiorno: potrebbero esserci bandi ministeriali solo per loro, legati alla sostenibilità turistica e alla pianificazione; potrebbero avere strumenti normativi maggiori per minimizzare gli effetti collaterali del turismo; leve fiscali ad hoc; e poi si potrebbero istituire dei fondi regionali da destinare ogni anno ad alcuni Comuni, a rotazione, per studi sul fenomeno turistico a livello comunale e/o per contribuire in parte alla redazione di piani strategici del turismo, intesi non come piani di marketing ma legati alla pianificazione.

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