il Vagabondo e Matera 2019 – 3) Il go and see

Continua il mio racconto dell’esperienza che il Vagabondo ha compiuto per arrivare preparato al 2019. Forse non tutti sanno, e pochi ricorderanno, che prima di giungere al fatidico anno il percorso ha previsto una lunga fase di avvicinamento. Ci eravamo lasciati nel 2017 dopo la vittoria del bando, dopodiche siamo entrati nel vivo della progettazione, forse il periodo più bello, utile ed energetico della nostra storia. Era tempo di partire.

Se hai perso le precedenti puntate conviene rileggerle per non perdere il filo.

La prima puntata la trovi qui.

La seconda puntata invece qui.

Grazie a una brillante intuizione nata dalla mente di Ariane Bieu, la fondazione Matera Basilicata 2019 ci mette a disposizione una somma di denaro per un preciso motivo: andare all’estero per conoscere possibili partner. L’operazione viene chiamata “Go and see”.

Una grande idea perché l’obiettivo dichiarato da Ariane è stato chiaro fin da principio: crescere, andare oltre quelli che finora erano stati i nostri confini organizzativi. Entusiasmati dalla sfida, passiamo diversi giorni a cercare l’esperienza giusta, abbiamo scelto un settore creativo per il quale non esistono ancora degli appuntamenti internazionali che ci soddisfano, o meglio: alcuni festival sui giochi esistono ma a noi non interessa il lato fantasy, dobbiamo occuparci di giochi legati all’heritage.

Contatto Mike Pohjola in Finlandia e chiedo a lui dove potremmo andare. Ci dà una serie di date ma sono troppo lontane nel tempo e così optiamo per andare a conoscere Bjarke Pedersen a Copenaghen, che sta lavorando alla realizzazione di un gioco di ruolo dal vivo sull’Otello di Shakespeare.

Estendiamo l’invito a tutti coloro che avevamo già individuato come alfieri di questa esperienza e ci diamo appuntamento nella capitale danese.

Per la bisogna lochiamo un intero appartamento che utilizzeremo sia come accampamento sia per le riunioni e le simulazioni.

3 giorni intensi e piacevoli, Bjarke ha la stazza da vichingo ma modi gentili, passiamo ore a capire il suo lavoro, a confrontarci, a capire dove si può arrivare. Veniamo a conoscenza del manifesto del nordic larp che sposa appieno la nostra idea: usare il game come strumento avvincente per trattare temi importanti.

Mike e Bjarke ci hanno anche organizzato una simulazione per immergerci nel tipo di progetto che secondo loro si poteva realizzare. In poche ore l’appartamento si trasforma in un set e ci diamo dentro.

E così nasce la versione definitiva del progetto. Un festival dedicato agli heritage games con diverse produzioni originali al suo interno, fra larp e urban games. Lavorando assieme, evitando cioè che ognuno porti la sua attività ma lavorando per crearle assieme, ognuno a seconda delle proprie competenze.

L’ambizione era alta, adeguata alla sfida. Portare a Matera persone da tutto il mondo per partecipare a un gioco di ruolo dal vivo e realizzare anche degli urban games che prendendo spunto dal larp vivessero di vita propria e permettessero la partecipazione anche a chi non se la sentiva di partecipare a un’esperienza così immersiva, per altro tutta in inglese.

Se c’è una cosa di cui vado personalmente molto fiero è come sono arrivato all’incontro, con tanto di slide sui tempi di lavoro e sulle ipotesi di budget. Graficamente orribili ma i contenuti c’erano tutti. Bisognava solo mettersi all’opera, il modo migliore per cercare di non dare troppo peso alle feroci critiche che si levavano sempre più contro il progetto di Matera 2019, per lo più ingenerose anche se non tutte le scelte fin qui fatte erano condivisibili.

Intanto erano partiti i seminari formativi organizzati dalla fondazione, che fra alti e bassi ci hanno fornito ulteriori stimoli utili per migliorare diversi aspetti legati alla realizzazione del progetto. Un percorso di co-creazione, così è stato chiamato. Ho apprezzato molto l’idea, meno l’esecuzione. Ma quando stai in mezzo a un processo sperimentale non tutto può andare per il verso giusto.

foto di gruppo

La nuova scadenza si avvicinava, ma nel frattempo riuscimmo anche produrre un altro gioco, Klink, nato dalla mente di Matteo Uguzzoni; a partecipare a Plovdiv a un metting sui giochi urbani grazie al lavoro messo in campo dal team di Rossella Tarantino sempre all’imterno dela fondazione e siamo stati al festival italiano dei larp a Cervia per conoscere e coinvolgere le principali realtà italiane che usano il larp per trattare temi sociali.

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