Che fine hanno fatto i cammini?

Come avevo scritto in un precedente articolo sul mio blog, dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) che l’Italia sta per inviare all’Unione Europea, non c’è più traccia dei cammini.

Mi riferivo alla penultima bozza, dove il riferimento ai cammini e alle ferrovie storiche era stato stralciato.

Qualcuno deve essersene accorto o più semplicemente qualcuno ha insistito perché fosse tolto e si è cercato un escamotage per risolvere in qualche modo la questione.

Fatto sta che nel testo approvato dal parlamento, pur se queste due voci continuano a mancare, è stato aggiunto un fondo nazionale denominato “Piano Strategico grandi attrattori culturali” dove si prevede fra l’altro soldi per potenziare itinerari culturali e ferrovie storiche. In tutto 435 milioni.

Per intenderci: l’Italia non chiederà fondi europei per la misura che era più in linea con tutto quanto scritto in premessa nella sezione turismo del PNRR: il turismo sostenibile.

Do per scontato che si tratterà dei fondi già stanziati nel PON cultura e sviluppo 2014-2020, e che per quanto riguarda i cammini prevedeva lavori sulla via Appia, sulla via Francigena e su tre cammini religiosi del Centro Italia.

Qui il link con tutte le informazioni sul Piano strategico che gestirà il ministero della cultura.

Tecnicamente parlando un contentino, visto che i due rami del parlamento avevano messo nero su bianco che i cammini dovevano essere considerati un asset strategico per il turismo che verrà, al pari delle ciclovie. Che significava più fondi, più cammini rispetto ai pochi che erano stati previsti. Ma anche una migliore cabina di regia, per superare tutti i problemi fin qui incontrati con i vari enti che devono cooperare fra loro affinché un cammino sia percorribile.

E invece nulla di che, forse qualche soldo in più stanziato rispetto ai fondi già in essere che per altro da anni attendono di essere spesi nei territori preposti.

E questa continua dicotomia in Italia su chi gestisce fondi legati al turismo dà da pensare: le ciclovie se le vedrà il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (e ci sta, ci mancherebbe, è l’ex ministero dei trasporti), il Ministero della Cultura si occuperà di cammini (e già questo non lo si capisce) mentre il Ministero del Turismo si occuperà di altro.

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