Ospitalità e digitalizzazione

Durante il corso sulla ricettività che ho tenuto all’ITS turismo di Gravina tra i tanti argomenti che ho trattato uno in particolare ha suscitato un vivo interesse e dibattito: l’uso della tecnologia nelle strutture ricettive. Che ci sia una narrazione tutta volta a magnificare le potenzialità date dall’uso delle nuove tecnologie anche nel campo dell’ospitalità è un fatto abbastanza normale, serve a garantire che l’economia giri. Ma che questa narrazione sia addirittura riuscita a scalare vette fino a poco tempo fa impensabili come farsi associare alla sostenibilità è qualcosa che merita una riflessione seria, poiché il messaggio è passato con eccessiva disinvoltura, e si è anche concretizzato in atti normativi (vedi fondi PNRR). Ma è davvero così?

Un secolo di pubblicità pro tecnologia

Da inizio Novecento il marketing positivista ha narrato l’imperativo categorico dell’abbracciare i progressi scientifici e tecnologici fatti dall’uomo. Ma se un secolo fa era un messaggio più di tipo politico, oggi è chiaramente volto all’economia: il mercato ha bisogno di vendere e di rinnovarsi sempre più velocemente e la tecnologia cerca di strabiliarci con nuovi prodotti che vadano a sostituire quelli già obsoleti per ragioni di mercato. Ma fin qui niente di nuovo o preoccupante, la pubblicità è l’anima del commercio e un gestore saprà scegliere cosa davvero può essergli utile e cosa no, oltre al fatto che se facesse un uso sbagliato della tecnologia e non dovesse trovare più clienti tornerebbe sui suoi passi.

Quanta e quale tecnologia usare

Premetto che non sono contrario alla tecnologia, ma mi interessa discernere fra messaggi meramente pubblicitari e analisi seria. Durante il corso abbiamo analizzato in modo empirico diverse possibili situazioni di apprezzamento o meno dell’uso della tecnologia da parte di categorie di turisti differenti. Prendiamo il crescente uso di automatizzare gli accessi agli alloggi. Chi si muove per lavoro magari è meno interessato ad avere contatti con il personale di una struttura e preferisce concentrarsi sui servizi offerti, per cui viva tutto ciò che è digitalmente avanzato apertura casa o camera tramite codice compresa, mentre i vacanzieri magari preferiscono avere più interazione con i gestori. Ma poi ci sono i viaggiatori che non sanno mai quando arrivano e mettono in difficoltà i gestori specie delle strutture extralberghiere. Un tema dunque stimolante, servirebbero analisi più approfondite su questi temi, per capire meglio i gusti dei diversi turisti sulle varie declinazioni della digitalizzazione (wi fi, aperture automatiche, app che rilevano i consumi, sensori …) invece di sorbirci solo la pubblicità.

Digitalizzazione e turismo sostenibile: cioè?

Quando ho iniziato a leggere che il tema della digitalizzazione è stato accomunato al turismo sostenibile, essendo una persona che è abbastanza informata sull’argomento (sono modesto), non ho dato molta importanza alla notizia, perché a livello europeo, e non solo, non c’è mai stato un dibattito o degli studi di rilievo su tale ipotetico rapporto. Poi ho dovuto cedere all’evidenza: i fondi pnrr per il turismo sostenibile andranno a operatori turistici anche per spese legate alla digitalizzazione.

Ovvio che usare un’app o dei sensori che mi permettono di avere un maggiore controllo o meglio un controllo più puntuale sui miei consumi e su quello degli ospiti può essere un percorso interessante che può portare a un uso più attento delle risorse ma questo è solo un possibile uso della tecnologia. Già sul wifi direi che è un servizio probabilmente apprezzato da molti, ma che centra con la sostenibilità? Lo stesso dicasi per il processo legato alla prenotazione e alle fasi che precedono il viaggio: magari si impiega meno tempo nel fare le operazioni, risparmiamo un po’ di carta ma serve tanta energia per memorizzare i dati legati al web. Ci sono studi su questo?Inoltre il risparmio del tempo (come accadde con la promozione degli elettrodomestici) da parte del gestore non va a migliorare l’esperienza dell’ospitalità, semplicemente permette al gestore di fare altro mentre guadagna soldi affittando casa.

Affermare che usare la tecnologia sia automaticamente collegabile ai concetti della sostenibilità ad oggi mi pare dunque quantomeno azzardato. Per poterlo affermare bisognerebbe tenere presente i 3 pilastri della sostenibilità (economia, ambiente, comunità) e fare un po di studi, di sicuro usciranno dati incoraggianti su alcuni aspetti, meno su altri. Ma il legame che si è venuto a creare mi pare al momento davvero eccessivo, il settore turistico si sia ammalato, tende a crede alla pubblicistica come la falena crede alla luce delle lampade.

Sguardo al futuro

Come in campo medico prima di dare medicine sarebbe bene stimolare gli anticorpi a combattere la battaglia, così servirebbe istillare una reazione che faccia risvegliare gli operatori turistici e i politici da questo fanatismo per la luna di miele fra turismo sostenibile e digitalizzazione. Come non lo so (vabbè io nel mio piccolo ne parlo su questo blog, ne parliamo a n stories…) ma si accettano idee.

Poi serve che la ricerca sociale in campo turistico faccia sentire la propria voce, con tutti i progetti europei che parlano di turismo sostenibile vuoi vedere che non si riesce a fare qualche ricerca seria che affronti la questione? Io qualche idea ce l’avrei, ma come sempre collaborare può far solo bene. Se siete interessati contattatemi.

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