Ai Comuni servono dati

Mentre in Europa viene approvato un documento sul futuro del turismo dove viene sottolineata l’importanza dei dati per poter capire il fenomeno e intervenire laddove si riscontrano problemi, in Italia e nelle Regioni si continuano a scrivere leggi sul turismo anche prima di aver studiato bene i fenomeni.

Prendiamo le leggi regionali contro gli affitti brevi o, per dirla con maggior precisione, che danno ai sindaci il potere di porre limitazioni qualora ce ne sia bisogno. In teoria una buona idea, ma rischia di andare a finire come con le concessioni balneari, dove pochi sindaci stanno sfidando le ire funeste di lobbie, parenti e affini, che bisognerebbe dar loro una medaglia per la tenacia. Tutti gli altri sindaci balneari nicchiano, perché è più semplice non mettersi contro nessuno. 

Premesso che il problema del fitto case nei Comuni turistici (es.marini) è sempre esistito, cosa è cambiato oggi? abbiamo dati nuovi? Abbiamo dati? Senza dati e analisi in base a cosa i sindaci prenderanno una decisione? Alle proteste di piazza di un comitato? A due sposini che non riescano a trovare casa e sono più influenti degli altri?

In Spagna da anni fior di studi vengono realizzati per soppesare pro e contro del turismo, dai benefici e costi economici a tanti altri aspetti. Non qualche grafico fatto coi big data e i loro algoritmi segreti. Fanno studi seri.

D’altronde i vari fondi esistenti, sia ministeriali che regionali, tutto finanziano tranne che studi e monitoraggi sul turismo a ivello locale. Eppure in altri settori l’analisi è un prerequisito importante, pensate a strumenti come PUMS (mobilità) e PUG (urbanistico). E allora perché nel turismo questo aspetto è trascurato?

E allora la mia modesta proposta è che in futuro Ministero e Regioni, prima di pensare a fare leggi, decidano di finanziare studi diffusi sui territori, dando ai sindaci fondi per chiamare qualche esperto capace di analizzare anche singoli aspetti particolarmente importanti per un territorio. E magari, perché no, prevedendo uno strumento tipo Piano Locale del Turismo Sostenibile, al pari dei già noti PUMS e PUG, con benefit per chi li adotta o li aggiorna dopo 3 o 4 anni.

Cifre piccole ai piccoli Comuni e via a salire. Ricerche ma anche la realizzazione di piani per il turismo sostenibile, non per il marketing ma per la governance.  Perché la sostenibilità e il soppesare pro e contro del turismo tramite i dati deve guidare le scelte delle amministrazioni. A quel punto saranno utili anche gli strumenti legislativi.

Vabbé intanto finiamo il Piano  a Cassano delle murge, per fortuna qualche Comune virtuoso c’è in giro.

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